Il maialetto sardo non è in pericolo! Ecco perché…

Posted By Fabio Marotta / agosto 22, 2018 / , , , / Comments are disabled

Il maialetto sardo non è in pericolo, lo conferma l’assessore dell’Agricoltura Pier Luigi Caria dopo giorni di polemiche e fake news

22/08/2018

 

Sembra placarsi la polemica politica sul maialetto sardo scaturita in seguito all’approvazione nei primi giorni di agosto della legge regionale 28 sulla suinicoltura.

Analizzando i numeri, pare proprio che la messa in bando dell’eccellenza sarda, e la conseguente venuta sull’isola di maialetti provenienti dai Paesi dell’Est europeo, sia frutto del solito circuito mediatico “ingrassato” di fake news.

Veniamo ai dati: su un totale di 15.788 allevamenti registrati in tutta la Sardegna, circa 314 sono classificati come allevamenti di tipo famigliare per l’autoconsumo, per i quali la norma prevede che si possano detenere 4 capi non riproduttori. Tuttavia, non esiste nessun impedimento per questi 314 allevamenti famigliari di registrarsi all’anagrafe dei suini, anche con pochi capi presenti in azienda, così da poter detenere riproduttori e lavorare per l’autoconsumo e la vendita. La stragrande maggioranza degli operatori che oggi allevano maiali sull’Isola continuerà invece a produrre e vendere suini di ogni categoria senza alcun problema.

“Il tam tam sui social network alimentato in questi giorni, è una bufera all’interno di un bicchiere d’acqua che, veicolata sulla rete, ha raggiunto livelli di disinformazione paurosi”. Lo ha detto l’assessore dell’Agricoltura, Pier Luigi Caria, che ha poi aggiunto: “Nelle direttive di attuazione del provvedimento, che l’Assessorato ha iniziato a elaborare, saranno meglio chiarite le modalità e le procedure da seguire”. Infine l’assessore ha chiarito che: “La tradizione millenaria delle nostre produzioni suine non è minacciata da questa legge, ma da decenni di Peste suina africana, che per troppo tempo ha condannato la nostra Isola a embarghi vergognosi che hanno mortificato la straordinaria operosità dei nostri allevatori. Superiamo questa fase di incomprensione e mettiamoci tutti al lavoro per rilanciare un comparto dalle tante e troppe potenzialità di sviluppo ancora inespresse”

 

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